|
Nel 1910 Pavel Florenskij, giovane docente dell'Accademia teologica di Mosca, iniziò un corso di lezioni sulla storia della filosofia. Quando le diede alle stampe, nel 1917 [sic!], vi premise una breve introduzione metodologica dove, esponendo la sua originale didattica, metteva in gioco principi fondamentali. Così queste brevi pagine, spesso citate ma inedite in italiano, sono diventate famose come distillato della sua idea di conoscenza, e di educazione.
E dunque, cos'è una lezione?. È innanzitutto un genere particolare di opera letteraria di carattere didattico, ossia scolastico (non scientifico). E tuttavia un libro di testo, ancorché lo si legga dalla cattedra, non diventerà mai per questo una lezione né un corso di lezioni. Il rapporto che c'è tra il libro di testo e il corso di lezioni è paragonabile al rapporto che c'è tra il meccanismo e l'organismo. I primi termini di questa proposizione [libro di testo, meccanismo] sono costruiti secondo un piano prestabilito, studiato fin nei minimi particolari, ed esterno rispetto al materiale che realizza questo piano e quindi assolvono il loro compito proprio alla perfezione ("con la precisione di un meccanismo") anche se, a dire il vero, entro un cerchio già stabilito e con un diametro infinitesimale. I secondi termini della proposizione [lezione, organismo] invece, si caratterizzano per la naturalezza e la libertà della costruzione, e proprio in forza di questo hanno un funzionamento multiforme, imprecisabile a priori; in compenso, però, non arrivano alla precisione assoluta nelle proprie azioni ("l'uomo vivo non è una macchina"); la loro crescita è un atto di creazione che si manifesta in ogni dettaglio della loro struttura, mentre il libro di testo e il meccanismo, ad essere precisi, non crescono nemmeno ma semplicemente vengono messi insieme , costruiti con parti preconfezionate. Al contrario, pur attenendosi rigidamente alla direzione generale, alla corrente generale, a un generale progetto di pensiero, in un corso di lezioni, la lezione non procede in linea retta, totalmente rinchiusa in una formula razionale ma, come l'essere vivente, sviluppa i propri organi, rispondendo ogni volta alle esigenze che si manifestano in corso d'opera. In tal senso non sarebbe fuori luogo definire la lezione ideale una sorta di colloquio, di conversazione tra persone spiritualmente prossime. La lezione non è un tragitto su un tram che ti trascina avanti inesorabilmente su binari fissi e ti porta alla meta per la via più breve, ma è una passeggiata a piedi, una gita, sia pure con un punto finale ben preciso, o meglio, su un cammino che ha una direzione generale ben precisa, senza avere l'unica esigenza dichiarata di arrivare fin lì, e di farlo per una strada precisa. Per chi passeggia è importante camminare e non solo arrivare; chi passeggia procede tranquillo senza affrettare il passo. Se gli interessa una pietra, un albero o una farfalla, si ferma per guardarli più da vicino, con più attenzione. A volte si guarda indietro ammirando il paesaggio oppure (capita anche questo!) ritorna sui suoi passi, ricordando di non aver osservato per bene qualcosa di istruttivo. I sentieri secondari, persino l'assenza di strade nel fitto del bosco lo attirano col loro romantico mistero. In una parola, passeggia per respirare un po' d'aria pura e darsi alla contemplazione, e non per raggiungere più in fretta possibile la fine stabilita del viaggio, trafelato e coperto di polvere. Allo stesso modo, l'essenza della lezione è la vita scientifica in senso proprio, è riflettere insieme agli uditori sugli oggetti della scienza, e non consiste nel tirar fuori dai depositi di un'erudizione astratta delle conclusioni già pronte, in formule stereotipate. La lezione è iniziare gli ascoltatori al processo del lavoro scientifico, è introdurli alla creazione scientifica, è un modo per insegnare attraverso l'evidenza e addirittura sperimentalmente un metodo di lavoro; non è la semplice trasmissione delle "verità" della scienza nella sua fase "attuale", "contemporanea". Infatti che cos'è, in questo senso, la "verità" scientifica? Non è forse come il vento che non si posa mai? Non è come l'onda che scivola via nell'instancabile risacca? Non è un processo inarrestabile? In una parola, non è un energia viva, l'energeia, in contrapposizione alla cosa sclerotizzata, l'ergon? Ma a parte questo, se la questione si riducesse esclusivamente alla trasmissione di "verità" già confezionate, la lezione diventerebbe assurda e priva di scopo. Il libro di testo è sempre l'esito di un lavoro più ponderato della lezione; il libro di testo realizza questo compito infinitamente meglio di qualsiasi lezione. D'altra parte, leggere un libro di testo, anche il più brillante, a un intero uditorio in grado di leggere è un esercizio decisamente inutile dopo l'invenzione di Gutenberg. Sarebbe come se una cucitrice, messa da parte la macchina Singer, volesse cucire con una spina di pesce.
(abstaract da: "La Nuova Europa" 2/2010)
|